Di quando ero una tartaruga

dicembre 6th, 2011 § 5 commenti

Chi mi conosce lo sa che non è che parli proprio tanto del mio passato, delle mie vicende, di quando ero una ragazzina sfigata. Ma non sfigata in senso negativo, sfigata perché avevo tutti i classici problemi da ragazzina sfigata: gli occhi debolucci, i denti sotto l’apparecchio fisso per anni, la schiena come il circuito del Mugello. Insomma: io a 13 anni, nel fiore della mia adolescenza, andavo a tre pistoni, invece che a quattro come tutte le mie amiche del tempo.

Verso i 12 anni, quando sei nell’età dello sviluppo, ai genitori scatta qualche meccanismo strano nella testa a causa del quale la loro rubrica si riempie di numeri di medici, specialisti, stregoni che per te e per il tuo futuro avranno solo sconfortanti parole (ma confortanti per le loro tasche).

Insomma la storia è che io crescevo in fretta, un centimetro in un mese è stato il mio record. La mia schiena si è trasformata ben presto in una “S” dorsale destra/lombare sinistra e la ginnastica correttiva, davanti a me, si faceva solo e giustamente delle grasse risate.

In pochissimo tempo io ero una di quelle col busto, quello brutto col collare e tutte le stecche di ferro, da mettere durante la notte, che poi uno mica cresce solo la notte? Ma vabbè.

Un giorno il busto non è bastato più e un medico ha pensato bene di trasformarmi in una tartaruga. Mi disse: “Tu, con quella schiena, quando un giorno sarai incinta, sarai costretta a passare tutta la gravidanza stesa sul divano, sarà rischiosissimo per te, il peso ti causerà tantissimi problemi, magari anche qualche ernia, per questo motivo dovremo metterti IL GESSO… E per almeno 6 MESI”.

Io quella frase lì non me la scordo mica, seduta sul lettino, lo sguardo fisso sulla faccia del dottore, con le lacrime che mi scendevano sulle guance, con troppa poca autorevolezza e troppi pochi anni per ribellarmi.

E insomma mi è toccato. Una tortura cinese che mi ha tirato collo e gambe, l’infermiera che continuava fastidiosamente a chiacchierare, la sala gessi che sembrava una carpenteria, i miei genitori senza parole, il respiro che a ogni tirata di brugola si affievoliva.

Per sei mesi, quando tutte le mie amiche compravano vestitini attillati, io ero una tartaruga, poco autosufficiente ma con una gran forza. Alla fine io a quel carapace mi ci ero anche un po’ affezionata, una volta ci feci anche una capriola sul letto dei miei. Poi me ne pentii, ma questa è un’altra storia.

Ogni tanto a quei tempi ci ripenso, a quello che facevo, a come lo facevo, ma soprattutto sto ancora qui a chiedermi se realmente siano serviti quei sei mesi da tartaruga visto che la mia schiena è ancora storta. Ma se non sono serviti per la mia schiena di certo sono serviti a qualcos’altro, ne sono certa, un po’ come tutte le cose che ci accadono durante l’arco della nostra vita.

Quei sei mesi mi sono serviti a essere una tartaruga, con una calma zen, una sicurezza da 5 stelle EuroNCAP ma tanta paura di ribaltarsi.

La foto è di Beni Ishaque Luthor

Non sembra ma ci sono

novembre 9th, 2011 § Lascia un commento

Non mi interessa se mi si nota di più se ci sono o non ci sono. Da qualche tempo non è che mi vada molto di stare a cazzeggiare davanti al computer. Ho imparato di nuovo a leggere la sera prima di andare a dormire ma soprattutto a lavorare nelle ore lavorative, perché spesso mi si nota di più se lavoro.

Noè una roba da “si stava meglio quando si stava peggio”, sia chiaro, è più un “mi voglio fare semplicemente i cazzi miei e mi bruciano gli occhi se sto troppo tempo davanti al computer”.

Mi manca davvero tanto la naturalezza di un gesto analogico fatto in pochi secondi, uno sguardo fugace, una telefonata di quelle alla “passi?” – “Sì dai, arrivo subito!”.

Ma ci ri-riuscirò, ah! Se ci ri-riuscirò!

Torno a lavoro.

 

 

Blogfest 2011: una nuova musica.

ottobre 3rd, 2011 § 1 commento

Ci sono stata per il secondo anno di seguito, io.
Un sacco di gente, di cuscini, di organizzazione, di creme Nivea, di spritz, di Mac, di “ciao io sono…”.
Sponsor dalle attività accattivanti e ben organizzate, gente (giustamente e prevedibilmente) scremata rispetto al passato, la premiazione molto più corta rispetto al 2010, umidità più che accettabile, Sole per l’intera durata della manifestazione e nessun carabiniere a intimarci di staccare la musica.
Vip, semi-vip, blogstar “best before 2008″, svariati awards e speech, personaggi prevedibili, altri meno, nuove conoscenze e vecchie dignitosamente onorate.

Quest’anno alla Blogfest, davvero, si è visto l’impegno degli organizzatori, l’aver imparato dai fail precedenti (come è giusto che sia), la voglia di cambiare e offrire sempre di meglio a ‘sti quattro sciamannati che campano davanti al computer.

Avrete sicuramente già letto altro in giro per il web: nomi, aneddoti, impressioni, non sto qui a dilungarmi in particolarismi sentimentali: è ‘na certa e sono deflagrata dal viaggio. Non mi resta molto da aggiungere, se non una sola, importante, reiterata considerazione nata già dall’anno scorso: L’ANNO PROSSIMO, GIANLÙ, CAMBIA QUEL CAZZO DI DJ*.

 

*Sì, lo so benissimo chi è, e nonostante tutto, è uno che seleziona pezzi e bpm sfruttando il sofisticato criterio della tombola.

Questa è bella…

settembre 23rd, 2011 § 9 commenti

La volete sapere?
Sono tornata a scrivere qui, poi se siano cose sensate o meno, interessanti o meno, boiate o meno, poco importa, uno “‘sticazzi” non si nega a nessuno.
Sono passata di qui perché oggi il mio Turbo Boss è passato a fare una visitina e mi ha cazziato ché l’ultimo post risale al 10 maggio. Ha ragione, cazzo se ha ragione.
I capi servono anche a questo: il capo ti conosce bene, ci passi più tempo che col tuo\a fidanzato\a e, se dobbiamo dirla tutta, è lui che nella maggior parte dei casi ti ha scelto.

Che poi in pratica, da quando ho cambiato lavoro, quissù non ci ho più scritto, perché? Boh.
Io sono una di quelle che scrive quando ne sente il bisogno, per questo forse non potrei mai scrivere un libro, non vado a comando, certe volte non mi vengono le parole, figuriamoci le frasi intere.

A parte queste considerazioni frutto di un flusso di coscienza di un giovedì sera che potrebbe anche essere un martedì o un mercoledì, ragionavo sul fatto che io la stagista l’ho fatta per tre mesi, volevo farci la storia infinita e invece sono stata talmente (s)fortunata da trovare lavori seri subito.

Insomma qui ci sto molto bene, lavoro in mezzo ai “blogghe” (gioie e dolori), scrivo un sacco, bevo caffé gratis, apro la porta col badge, scivolo assonnata per il lungo corridoio.

L’ufficio di “Stress and the City” si plasma su 9 donne, a rotazione in perenne sbattimento, e un santissimo uomo dall’ansia facile, James, un portatore sano di slides nonché un pugliese trapiantato a Milano (strano eh?) impegnato in questi giorni nella ricerca della ricetta perfetta di riso, patate e cozze. Ce l’ho di fronte, fa molto ridere e, a detta di colleghi e Turbo Boss siamo una bella coppia, io con quelli del sud mi ci sono sempre trovata bene. Che poi io ci tengo talmente tanto a lui (e alla sua salute mentale soprattutto) che oggi gli ho prestato una fantastica lettura: “Il metodo sticazzi”, deve imparare come funzionano le cose, altrimenti rischia di rimanere seppellito dalle slides.

Per ora è tutto bello, ah mi sono fatta anche quella tanto agognata vacanza, dopo 7 anni. Sono andata in Portogallo, più precisamente qui, ancora me la sogno di notte, ma non pensiamoci ché domani si rinforca il velocipede verso nuovi esaltanti semafori.

 

 

Impara l’arte e facci quello che ti pare, ma imparala.

maggio 10th, 2011 § 7 commenti

E insomma giornata strana quella di oggi… No, non perché ho compiuto la 27esima primavera. Mi piace compiere gli anni e lo faccio sempre volentieri, almeno fino ai 30, quando mi dicono scatenarsi la tragedia interiore e l’instabilità più violenta, ma non ci pensiamo.

Ore passate sotto tono, senza che si facessero tanare, la paura di non eseguire bene il mio lavoro, la voglia di fare ma non si è capito bene cosa, il Sole che c’è ma potrebbe fare di meglio.

Come direbbe mio padre: “Manca sempre un soldo per comporre una Lira”. Sì, c’ha ragione.

Il lavoro sta andando splendidamente eh, è incredibile come io riesca ancora a imparare: oggi ho decompresso un file .rar con un programma scelto a caso tra quelli proposti da Windows7, ad esempio. Ho finalmente memorizzato l’IBAN da comporre sul mio telefono prima di qualsiasi telefonata esterna, ho anche capito che non sono buona a impostare le regole per lo smistamento della posta elettronica (sì, Outlook).

Però sempre oggi ho scoperto che, in tutto questo tempo piallato, liscio, insospettabili, distinti e illuminati personaggi

  • usano la funzione “poke” di Facebook
  • ti fanno gli auguri con una foto che ti strappa il sorriso
  • ti inviano una mail, la prima, con poche parole, ma le più belle
  • ti contattano (sempre su Facebook) con un duepunti-parentesi (quella che sta sul 9), senza dirti nient’altro.

Un po’ di cose quindi le ho imparate anche oggi, e niente, l’importante è quello.

Aprile dolce ricominciare

aprile 14th, 2011 § 22 commenti

Poi succede una cosa e mi viene voglia di scrivere, di solito lo faccio solo quando sono emotivamente scoperta, ultimamente ci siamo rimessi in spalla il carapace, ma forse sono più scoperta di prima, credo. Ma vabbè, questa è un’altra storia.

Insomma è successo che, un giorno mando un curriculum, mi chiamano per un colloquio, poi una prova, poi un’altra e poi arriva una mail che mi dice che sono “l’eletta”.
È andata proprio così, non la sto a fare lunga, e domani è il mio ultimo giorno di lavoro nel posto dove sto da 1 anno e un mese (e mezzo), precisamente qui. Quel posto che mi ha preso stagista e fatta crescere.

Non so se piangerò, se starò per un attimo sulla porta a guardarmi dietro prima di chiuderla, ma di certo le persone che ci sono dietro quella porta un sorriso se lo meritano. Mi hanno insegnato molto e qualcosa l’ho insegnata io a loro (dicono).

Di seguito un elenco delle cose che mi mancheranno dell’ufficio, mi piacciono gli elenchi puntati e si leggono facilmente:

  • La fototessera, credo risalente agli anni ’70, di un misterioso soggetto dalla faccia simpatica che ho trovato in un cassetto e ora è attaccata alla mia lampada al neon.
  • Il vanz (disponibile su varie piattaforme e protocolli) e i suoi venerdì fatti passare a suon di West Coast e Twix (anche se ultimamente si è dato agli orsetti)
  • Eleonora e Giovanna, le mie prime allieve, anche se solo per pochi minuti.
  • Paolo, un account, un telefonatore, un corridore, un fumatore. Grande uomo (in dimagrimento) ma soprattutto un grande papà (secondo me).
  • Le lastre di copertura in plastica di una parte dell’ufficio, moltiplicano il rumore della pioggia e, quando esci, ti rendi conto che la situazione è meno peggio di come loro te la facessero avvertire, priceless.
  • La sala prove SOTTO la mia sedia, credo che non sentire per 12 volte di fila il giro di basso di Come As You Are e Cocaine potrebbe crearmi scompensi, problemi tipo horror vacui.
  • Le due metro e un treno per arrivare a destinazione (no, non è vero, ma quel tempo lo usavo sempre per pensare, un casino)
  • Il barista all’angolo che mi fa il cuore sul caffè macchiato, non ha chissà quali velleità artistiche, ma basta il pensiero e, d’altronde, fosse stato un illuminato del pennello di certo non avrebbe aperto un bar, o forse sì?

“tanto in Italia l’unica cosa che funziona è la ristorazione” (cit.).

Lui misà che c’ha capito tutto.

  • Gli anziani che giocano a briscola nel circoletto di fronte
  • Il Todomodo

Mi fermo qui, conservo la vena nostalgica per domani.

Nel caso foste interessati alla prosecuzione dell’elenco potete contattarmi in privato.

Issue

gennaio 19th, 2011 § 2 commenti

Uno dei più grossi problemi di questo mio periodo non è il trasloco né lo stipendio; è il dover chiamare “sogno” un semplice e legittimo progetto.

La foto è di Stefigno

Mi raccomando, fate il backup

gennaio 1st, 2011 § Lascia un commento

Il backup vi salverà, quindi adesso prendetevi un po’ di tempo e ordinate le cose.

Prendete tutti i files, sia quelli personali che quelli di lavoro e metteteli in un posto sicuro, mi raccomando a quelli che vi servono ancora; quelli che siete sicuri non vi serviranno più magari cestinateli, si trovano svariati topi morti certe volte. È importante essere ordinati e sapere dove andare a ritrovare le cose.

Salvate sempre versioni precedenti di files che avete modificato nel tempo, sì anche quelli sbagliati, non si sa mai che un giorno possano tornare utili.

Non lasciate che le cose vadano perse, fate una bella selezione donandogli ordine e coerenza e procedete con le vostre attività.

E con questo, buon 2011 a tutti.

La foto viene da qui

 

 

Io che ospito Robbé: “generazione mille euro”

dicembre 20th, 2010 § Lascia un commento

Lo ospito qui perché banalmente siamo nella stessa barca, e forse anche nella stessa banca.

Secondo quale logica è giusto che, alla veneranda età di 30 anni a 10 anni di distanza dalla dipartita dalla provincia del Sud d’Italia per iniziare la vita studente itinerante prima e lavoratore poi, io non sia in grado di permettermi un buco di qualche metro quadrato dove vivere da solo? Mi hanno detto di studiare alle scuole “alte” perché è lì che si forma chi ambisce a certe posizioni e certi livelli di didattica. E devo anche ringraziarla questa scuola “alta” perché in effetti mi ha fatto trovare un lavoro stabile, in una grande azienda nel settore per cui ho studiato. Studiato certo, ma aprendo anche un prestito con la simpatica banca che ha creduto nelle mie capacità come ora crede nel mio salario e nella possibilità di prelevarne un pezzettino ogni mese per otto anni. Sta di fatto che anche quel salario rientra nel novero della fantastica generazione mille euro. Così dal primo anno di università materialmente è cambiato poco. Sempre quelle quattro assi Ikea che mi circondano, la stanza da letto da dividere, la libertà personale e la privacy da mettere da parte in attesa di tempi migliori. Forse avrò sbagliato qualche passo io mi dico, ma poi mi guardo intorno nella cerchia della mia generazione e mi si impone di sentirmi fortunato per ciò che ho. Sarò un bambino viziato, ma non mi riesce. Certo lamentarsi peggiora solo la situazione ma forse ti aiuta a raccogliere le forze per un’altra dipartita sperando che sia quella buona.

Il post originale lo trovate qui.

Ill.mo Signor Babbo Natale

dicembre 8th, 2010 § 7 commenti

Esimio Signor Babbo Natale,
io a Lei una lettera non mi ricordo di avergliela mai scritta, ci fosse stato l’internet al tempo, però, una e-mail gliel’avrei mandata di certo.
Recupero adesso, ché visti tutti i giri che fa (e gli smartphone/iPad/netbook/notebook che Le passano sulla slitta) , magari da queste parti ci capita.

Le lascio di seguito una listina di cose che mi farebbe piacere trovare quest’anno sotto l’albero di Natale:

  1. Un albero di Natale.
  2. Una bella casettina nuova con tanta bella gente dentro (“tanta” si fa per dire, meno siamo e meglio è, non c’ho più l’età).
  3. Una settimana intera, magari proprio quella di Natale, da passare a casa mia, con la mia famiglia, i miei cani, il mio camino e tutto ciò che è mio; fortunatamente, laggiù, ho tante cose mie.
  4. Un 2011 al di sopra di tutte le mie aspettative.
  5. Una bella reflex per cominciare a rimpinguare il mio account Flickr, ché adesso ci sono solo i preferiti.
  6. Un po’ di tempo in più per me e, chissà, per usare la mia reflex (veda punto precedente nel caso se lo fosse perso).
  7. Un governo nuovo, sano, pulito e coscenzioso per questo Paese allo sbando.
  8. Una settimana di fila di bel tempo (veda riferimento al punto precedente).
  9. Un contratto di lavoro degno di questo nome.
  10. Delle leggi sensate che regolino i rapporti lavorativi (vedi punto precedente, nonché punto 7).
  11. Un forno a microonde
  12. Un bollitore
  13. Il prodotto definitivo per i capelli crespi nonché un taglio di capelli che regga oltre i 15 giorni.
  14. Il 41bis per chi pronuncia la frase “sì, ma per questo progetto il budget è ZERO“.
  15. Una 3 giorni di blackout mondiale dell’Internet, così rinsavisco io e rinsavisce un sacco di gente, glielo dico io, caro Babbo Natale.

Adesso veda lei Egregio Babbo Natale, sì, lo so, sono tanti punti, è che le volevo dare una ampia scala di fattibilità, così in base alle sue risorse può scegliere meglio. Anche se non riuscisse a seguirli tutti, ne bastano anche solo uno o due.

Cordiali Saluti

Francesca

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