Aprile dolce ricominciare

aprile 14th, 2011 § 22 commenti

Poi succede una cosa e mi viene voglia di scrivere, di solito lo faccio solo quando sono emotivamente scoperta, ultimamente ci siamo rimessi in spalla il carapace, ma forse sono più scoperta di prima, credo. Ma vabbè, questa è un’altra storia.

Insomma è successo che, un giorno mando un curriculum, mi chiamano per un colloquio, poi una prova, poi un’altra e poi arriva una mail che mi dice che sono “l’eletta”.
È andata proprio così, non la sto a fare lunga, e domani è il mio ultimo giorno di lavoro nel posto dove sto da 1 anno e un mese (e mezzo), precisamente qui. Quel posto che mi ha preso stagista e fatta crescere.

Non so se piangerò, se starò per un attimo sulla porta a guardarmi dietro prima di chiuderla, ma di certo le persone che ci sono dietro quella porta un sorriso se lo meritano. Mi hanno insegnato molto e qualcosa l’ho insegnata io a loro (dicono).

Di seguito un elenco delle cose che mi mancheranno dell’ufficio, mi piacciono gli elenchi puntati e si leggono facilmente:

  • La fototessera, credo risalente agli anni ’70, di un misterioso soggetto dalla faccia simpatica che ho trovato in un cassetto e ora è attaccata alla mia lampada al neon.
  • Il vanz (disponibile su varie piattaforme e protocolli) e i suoi venerdì fatti passare a suon di West Coast e Twix (anche se ultimamente si è dato agli orsetti)
  • Eleonora e Giovanna, le mie prime allieve, anche se solo per pochi minuti.
  • Paolo, un account, un telefonatore, un corridore, un fumatore. Grande uomo (in dimagrimento) ma soprattutto un grande papà (secondo me).
  • Le lastre di copertura in plastica di una parte dell’ufficio, moltiplicano il rumore della pioggia e, quando esci, ti rendi conto che la situazione è meno peggio di come loro te la facessero avvertire, priceless.
  • La sala prove SOTTO la mia sedia, credo che non sentire per 12 volte di fila il giro di basso di Come As You Are e Cocaine potrebbe crearmi scompensi, problemi tipo horror vacui.
  • Le due metro e un treno per arrivare a destinazione (no, non è vero, ma quel tempo lo usavo sempre per pensare, un casino)
  • Il barista all’angolo che mi fa il cuore sul caffè macchiato, non ha chissà quali velleità artistiche, ma basta il pensiero e, d’altronde, fosse stato un illuminato del pennello di certo non avrebbe aperto un bar, o forse sì?

“tanto in Italia l’unica cosa che funziona è la ristorazione” (cit.).

Lui misà che c’ha capito tutto.

  • Gli anziani che giocano a briscola nel circoletto di fronte
  • Il Todomodo

Mi fermo qui, conservo la vena nostalgica per domani.

Nel caso foste interessati alla prosecuzione dell’elenco potete contattarmi in privato.

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